Il divieto di smartphone al liceo, adottato a fine luglio in Francia dal Parlamento, dovrà entrare in vigore al rientro delle vacanze a settembre. La scadenza è considerata particolarmente difficile per una decisione che certamente non sarà molto popolare.
Telefono crea dipendenza
La legge che vieta l’uso dei social media ai minori di 15 anni estende il divieto di utilizzo dei cellulari anche alle scuole superiori, un divieto già in vigore dalla scuola dell’infanzia alla scuola media dal 2018. Sono previste eccezioni tramite regolamenti interni scolastici, in particolare per studenti con disabilità o studenti universitari.
“A partire dal 1° settembre, tutte le lezioni si svolgeranno senza l’uso dei cellulari, dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore”, ha detto il Ministro dell’Istruzione Édouard Geffray. “Questo è ovviamente estremamente importante per voi, per le vostre capacità cognitive e anche per le vostre relazioni sociali”. Dipendenza dai social media, problemi di sonno, aumento dei casi di imbroglio e scopiazzamenti durante gli esami… “L’uso di questa tecnologia rappresenta un problema reale, ma vietarla alle scuole superiori non significa che risolveremo tutti i problemi”, avverte Christelle Kauffmann, vicesegretaria generale di SNPDEN-Unsa, il principale sindacato dei dirigenti scolastici.
Tempistiche troppo strette
“L’idea in sé è valida. Ma l’attuazione è completamente fallimentare”, critica la preside, sottolineando la tempistica eccessivamente ristretta. Una circolare pubblicata il 2 luglio, accompagnata da un manuale, chiedeva alle scuole superiori di prepararsi già a settembre. “Era troppo tardi”, sostiene la preside Kauffmann. Per attuare il divieto, che ad esempio in Italia è già in vigore, le scuole devono modificare i propri regolamenti interni, il che richiede la consultazione di diversi organi, come il consiglio studentesco e il consiglio di amministrazione.
“Questo è l’ennesimo esempio di totale disconnessione dalla realtà scolastica”, denuncia Sophie Vénétitay, segretaria generale della Snes-FSU, il principale sindacato degli insegnanti delle scuole superiori. “Il Ministero ci sta spingendo ad avviare questo processo anche se l’anno scolastico è finito”, lamenta Agnès Andersen, del sindacato dei presidi ID-FO, definendolo “compiti estivi per i dirigenti scolastici”.
Secondo quanto da lei affermato, il ministro ha promesso una certa flessibilità per dare alle scuole superiori il tempo di avviare un dialogo.
Quali sanzioni?
Come altri presidi, Christelle Kauffmann aveva previsto il provvedimento introducendo il divieto di utilizzo dei cellulari alla fine dell’anno scolastico. Nella sua scuola superiore, i cellulari saranno vietati nei corridoi e negli edifici all’inizio del nuovo anno scolastico, ma consentiti nelle aree esterne. Secondo lei, probabilmente ci vorrà quasi un anno prima che il divieto sia pienamente attuato in tutte le scuole superiori.
“È molto difficile per una comunità scolastica imporre una nuova regola ai giovani. Anche se la legge dovrebbe essere applicata, non è così semplice. Non possiamo mettere un sorvegliante dietro ogni studente”, sottolinea.
Il manuale inviato alle scuole delinea una risposta “graduale, personalizzata e proporzionata” in caso di infrazione, “come qualsiasi violazione di una regola all’interno della scuola”. Le sanzioni possono variare da punizioni al sequestro del dispositivo, o persino procedimenti disciplinari nei casi più gravi.
Ingiunzioni contraddittorie
Gli studenti delle scuole superiori consultano regolarmente Pronote, il principale registro elettronico e sistema di gestione della vita scolastica utilizzato in Francia sui loro smartphone per tenersi aggiornati su orari e cambi di aula.
Alcuni insegnanti lo usano in classe per ricerche, esercizi o per condividere documenti. Nel suo manuale, il Ministero autorizza espressamente delle eccezioni al divieto di utilizzo dei cellulari per “usi didattici” o “usi necessari al corretto funzionamento della scuola”. “Forse sarebbe stato opportuno che il Ministero avesse considerato il ruolo della tecnologia digitale nell’istruzione”, sottolinea Agnès Andersen. “È piuttosto paradossale”, concorda Mustafa Ozcelik, vicepresidente della FCPE (Federazione dei Genitori), che si oppone a questo divieto. “Dovremmo sensibilizzare sull’uso dei cellulari perché fa parte della vita quotidiana”, afferma Ryad Rani, presidente dell’Unione degli Studenti delle Scuole Superiori (USL), che denuncia il provvedimento come “demagogico”. “Oggi si sceglie di vietare e reprimere invece di concentrarsi sulla prevenzione”, lamenta. “Ma sappiamo benissimo che ogni volta che ricorriamo alla repressione anziché alla prevenzione, non funziona”.
