Come cambia il lavoro dei Carabinieri con le nuove tecnologie. L’intervento del comandante generale Salvatore Luongo al Festival dell’Economia di Trento
L’Arma dei Carabinieri continua il suo percorso di trasformazione digitale. Tra le novità più interessanti per i cittadini presto ci sarà la possibilità di presentare una denuncia direttamente tramite l’app IO, il canale già utilizzato per molti servizi della pubblica amministrazione. Un passaggio che promette di cambiare il rapporto quotidiano tra cittadini e forze dell’ordine, rendendo più rapido e semplice l’avvio di pratiche che oggi richiedono ancora presenza fisica, moduli cartacei e tempi burocratici lunghi.
“Riceviamo mediamente 2,3 milioni di denunce l’anno che presto potranno passare anche attraverso l’app IO”, ha dichiarato il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento 2026.
Secondo il comandante generale dell’Arma, “il nuovo sistema potrebbe far risparmiare ogni anno oltre 61 milioni di ore di lavoro amministrativo, ridurre di 110mila tonnellate le emissioni di CO2 e tagliare l’utilizzo di circa 110 milioni di fogli di carta”.
Ovviamente, come si legge nell’articolo di Ivan Cimmarusti su Il Sole 24 Ore, “la denuncia in caserma resterà sempre possibile, ma il nuovo canale digitale punta a eliminare gran parte delle attività a basso valore aggiunto, liberando tempo operativo per il presidio del territorio e le indagini”, ha precisato Luongo.
Una trasformazione digitale dell’Arma partita con il Piano triennale 2024-2026
Dietro questa innovazione non c’è soltanto un aggiornamento tecnologico. C’è un cambiamento più profondo che riguarda il modo in cui l’Arma interpreta il proprio ruolo. Un percorso di rapido aggiornamento che è già stato illustrato nel Piano triennale 2024-2026 dei Carabinieri, in cui si delinea una trasformazione operativa e culturale e dove dati, algoritmi e infrastrutture digitali diventano strumenti centrali sia per i servizi al cittadino sia per la polizia giudiziaria.
La criminalità, ha spiegato Luongo, non sparisce con la modernizzazione: cambia forma. Diventa meno visibile, più economica, più finanziaria e sempre più digitale. Il narcotraffico utilizza criptovalute e reti internazionali di riciclaggio; le organizzazioni criminali si muovono tra piattaforme online, sistemi cifrati e transazioni virtuali. Per contrastarle, oggi non basta più seguire soltanto persone e territori: bisogna seguire i flussi di dati.

AI e Big data come strumenti quotidiani
È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. La vera novità è l’ingresso dell’AI come strumento quotidiano di lavoro investigativo e amministrativo. L’obiettivo non è sostituire il fattore umano, ma amplificarne la capacità operativa. Gli algoritmi vengono utilizzati per filtrare enormi quantità di informazioni, correlare dati provenienti da banche dati differenti, individuare connessioni invisibili e automatizzare attività ripetitive che sottraggono tempo agli investigatori.
In pratica, l’AI consente di accelerare la lettura di dati complessi e di trasformare informazioni sparse in elementi utili alle indagini. Un sistema intelligente può aiutare, per esempio, a riconoscere schemi ricorrenti nei movimenti finanziari, collegare soggetti apparentemente non connessi, evidenziare anomalie o identificare trend criminali emergenti. L’algoritmo diventa così un supporto analitico che aiuta il personale a prendere decisioni più rapide e informate.
Accanto all’intelligenza artificiale cresce il ruolo dei big data. Ogni attività digitale lascia tracce: pagamenti elettronici, accessi a piattaforme, geolocalizzazioni, traffico di comunicazioni, movimenti su blockchain. La sfida moderna per le forze dell’ordine è riuscire a raccogliere, ordinare e interpretare questa mole gigantesca di informazioni. I big data permettono di costruire mappe dinamiche dei fenomeni criminali, anticipare comportamenti sospetti e rafforzare le attività preventive.
Le prove digitali
In questo scenario assume un peso decisivo anche la cybersecurity. L’Arma sta investendo nella protezione del proprio perimetro digitale e nella capacità di contrastare attacchi informatici sempre più sofisticati. Oggi un’infrastruttura critica può essere colpita da ransomware, sabotaggi digitali o furti di dati sensibili con effetti concreti sulla sicurezza nazionale. Difendere reti, sistemi e archivi informatici è diventato parte integrante della missione di sicurezza pubblica.
Un altro pilastro della trasformazione è la digital forensics, cioè l’insieme delle tecniche che consentono di acquisire, analizzare e rendere utilizzabili in sede giudiziaria le tracce digitali lasciate online o nei dispositivi elettronici. Smartphone, computer, cloud, piattaforme social e wallet di criptovalute sono ormai luoghi investigativi veri e propri. Le prove digitali devono essere raccolte con procedure rigorose per poter essere valide in tribunale. È un lavoro altamente specialistico che coinvolge reparti come il Ris e il Ros, sempre più orientati verso competenze tecnico-scientifiche avanzate.
La tecnologia, ha assicurato Luongo: “non sostituirà il fattore umano: ne amplificherà l’efficacia. Esso resterà il cuore della missione. La sfida sarà mantenere una sintesi equilibrata tra innovazione tecnologica e tradizionale vocazione alla prossimità con il cittadino”.
La formazione dei Carabinieri e le competenze digitali
Per sostenere questa evoluzione, l’Arma punta molto sulla formazione e sul reclutamento di nuove professionalità. Le competenze Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) sono considerate strategiche. La sfida è attrarre giovani esperti di informatica, cybersecurity, analisi dei dati e intelligenza artificiale in un mercato dove queste figure sono fortemente richieste dal settore privato.
“L’Arma non intende competere solo sul piano economico, ma valorizza elementi distintivi legati al significato del lavoro e all’impatto concreto sulla collettività. Il primo asse su cui investiamo è quello tecnologico – ha precisato nel suo intervento a Trento il comandante generale dei Carabinieri – offriamo ai giovani professionisti un ambiente avanzato, dove informatica, analisi dei dati, cybersecurity e intelligenza artificiale sono strumenti quotidiani per affrontare minacce reali e complesse”.
L’idea è offrire un ambiente operativo avanzato in cui le tecnologie digitali vengano applicate a missioni concrete di sicurezza pubblica, contrasto al crimine e tutela dei cittadini. Informatica e investigazione diventano così due dimensioni sempre più integrate.
